Severino Pagani
educazione dei giovani alla fede
Il giovane
Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli. La Parola del
Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. (1 Sam 3, 1)
E innegabile
che si avverta un certo disagio tutte le volte che oggi si parla di educazione
dei giovani alla fede. Molti
giovani sono spariti dalle nostre comunità.
Sono cambiate troppe cose in questi ultimi anni.
I linguaggi usuali e i passaggi conosciuti per trasmettere la fede si
sono rivelati logori e inaffidabili. Verrebbe
da dire che la Parola di Dio è rara ai
nostri giorni e che si rivela incapace di convincere i ragazzi e le ragazze
di oggi a percorrere un cammino spirituale sostenuto, radicale, definito.
Questi giovani, provenienti da una iniziazione cristiana spesso
tradizionale e compiuta, suggellata dai segni sacramentali, sembravano pur
disposti inizialmente a seguire il Signore sotto la guida dei loro educatori; e
tuttavia la loro crescita è come se fosse destinata a rimanere incompiuta,
arrestata di fronte a nuovi miraggi. Non
appena raggiungono la preadolescenza con il fascino di infinite possibilità di
vita e con l'entusiasmo di intense emozioni di amore, allora intraprendono altre
esperienze e non portano a maturazione la fede.
Perché quelle visioni
della vita e della storia, quelle interpretazioni di sé e degli altri, che
un tempo davano consistenza alle associazioni cristiane e riempivano gli
oratori, i seminari e gli istituti religiosi oggi non sono più così frequenti?
In realtà, sono cambiate molte cose nella vita sociale e nelle comunità
cristiane. La nostra cultura
d'Occidente ha iniziato una sua grande decadenza; probabilmente troverà una sua
nuova forma di vita e di progettualità. La
storia conosce non pochi di questi fecondi passaggi; per ora noi ci accorgiamo
che la sintesi tra la vita sociale, la configurazione istituzionale e le
abitudini religiose dei nostri paesi e delle nostre comunità è andata in
frantumi.
Non si può negare che la Parola di Dio venga oggi offerta
con una più grande e straordinaria libertà, e anche in una forma di maggiore
purezza. Questo d'altra parte
comporta che la Parola è, per così dire, più a rischio: può essere studiata
o sottaciuta, può essere accolta e può essere rifiutata. Gli elementi e i
linguaggi più comuni che la mediavano si sono sgretolati e questo passaggio
d'epoca è carico di sofferenze. La
nuova configurazione della convivenza civile, le istituzioni ecclesiastiche, i
riferimenti di autorità, le abitudini consolidate non reggono più e la Chiesa
nella sua espressione più sociologica e nella sua capacità di rassicurazione
psichica registra una grande bassa marea.
Proprio in questa grande bassa marea le comunità cristiane dovranno
sapersi purificare da tante incrostazioni e intuire verso quali nuove
esperienze, probabilmente di minoranza, ci si deve incamminare per essere
veramente fedeli al vangelo e per riuscire a trasmettere la fede.
La semplice conservazione del dato abitudinario con una
tecnica di puro restauro diventa impossibile.
L'educazione alla fede delle nuove generazioni, i loro accompagnamenti,
la fioritura delle stesse vocazioni specifiche nelle comunità cristiane esigono
coraggiosi e prudenti itinerari nuovi. Alcuni modelli storici di vocazione lasceranno il posto ad altri.
Le configurazioni e i rapporti tra discernimento della vocazione e le età
della vita, tra la consacrazione nella verginità e un'esistenza nel matrimonio,
tra responsabilità ecclesiali del ministero ordinato o consacrato e quelle
affidate ai fedeli laici saranno senz'altro soggetti ad ampi mutamenti.
Accanto a un problema di purezza e di radicalità evangelica della vita
cristiana esiste indubbiamente un problema di configurazione e di assetto
ecclesiastico di fronte al quale le nostre comunità non sono, per lo più, per
nulla preparate. Questa sensazione
di disagio va assunta e interpretata e non può essere lasciata vagante nei
nostri stati d'animo di credenti e di educatori; va raccolta e affidata a un
pensiero sereno che nei cammini educativi e nella prassi pastorale avverta che
cosa si debba lasciar cadere e che cosa invece debba essere potenziato per saper
parlare alla mente e al cuore dei giovani.
Da troppo tempo abbiamo preteso di fare tutto, di arrivare
a tutto. Forse non siamo capaci di
pensarci davvero come una presenza di minoranza, come un lievito vero che da
solo raggiunge il suo effetto, perché la fede rimanga nel mondo e il mondo rimanga
nella sua secolarità. Tra noi c'è
ancora troppa ansia di testimonianza più legata alla statistica e
all'efficienza che al vangelo. Ci
vuole molta delicatezza e rispetto nel parlare di queste cose: ci sono molte
persone che per amore di Gesù e della gente si sacrificano, soffrono,',
sperano. Altre sono deboli nella
fede e sono deluse. La preghiera,
il lavoro e la serenità dei rapporti tra noi ci aiuteranno in questo, cammino.
La Parola di Dio sta sempre davanti a noi, mentre troppi
tratti delle nostre istituzioni ci stanno ormai alle spalle; certamente non
bisogna distruggere nessuna preziosa eredità e tuttavia è necessario liberarsi
da ciò che non è essenziale per il futuro.
Questa è una purificazione difficile, impossibile a compiersi da parte
di una sola generazione. Oggi ci
vuole molta umiltà e molto coraggio. Ci
vuole anche molta pazienza. La
Parola di Dio può essere rara ai nostri giorni, ma non è logora, non è
debole, non è svilita. La Parola
di Dio appare rara ai nostri giorni perché ci siamo distratti, abbiamo
preferito da troppo tempo altre visioni. Facciamo
fatica a rinunciare a equilibri di comodità che a poco a poco ci fanno perdere
il gusto e il senso delle cose, il valore della vita e della morte.
Molte cose che abbiamo costruito le vedremo cadere.
Ma non è la fine.
Adesso questa rarità
della Parola incomincia a farci soffrire; da qualche parte rispunta il
sospetto che forse la Parola, il pensiero di Dio, il suo comandamento sono
veramente qualcosa di prezioso, un segreto irrinunciabile.
Si incomincia a distinguere tra Dio e le
cose di Dio, tra il corpo mistico della Chiesa e le sue espressioni
storiche. Si ha bisogno di una
purificazione spirituale più grande. Questo
sospetto diventerà una certezza, ci condurrà a dolorose rinunce per salvare
l'essenziale. Invocheremo Dio, ritorneremo a pregare per ricevere in dono
innanzitutto per noi e poi per altri la gioia della fede e la consolazione della
preghiera. Di fronte a tante
miserie umane e a tanto soffrire, vittime di un benessere per molti aspetti
menzognero, riscopriremo con riconoscenza le motivazioni del nostro essere e del
nostro agire. Le comunità
cristiane cambieranno il loro volto in maniera sorprendente, purificate come
attraverso il fuoco, apprezzeranno di più il dono della fede, che non è
innanzitutto un dovere da compiere, ma una grazia per vivere.
Su queste strade cresceranno i nuovi maestri, desiderosi
di intelligenza e santità, compassionevoli e buoni. Queste nuove guide spirituali sapranno ancora educare alla
fede. Saranno guide con meno pretese e con un intenso amore per il Signore.
Sapranno condividere di più, avranno meno cose da difendere, meno
passaggi obbligati, meno istituzioni da gestire, predisposti a qualche
fallimento in più, ma anche adatti a qualche audacia maggiore.
In quel
tempo Eli stava riposando in casa, perché
i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. (1 Sam
3,2)
I veri maestri, gli autentici uomini di esperienza hanno
sempre un grande affetto per i giovani, anche da vecchi non si staccano da loro.
Non condannano, ascoltano, imparano, correggono, sperano.
Dopo anni di fecondo lavoro educativo, oggi molti di noi riposano in
casa. Può essere una forma di
pigrizia, ma anche una sana riconciliazione con noi stessi. Quelli più anziani
forse sono stanchi, quelli più giovani a volte un po' fiacchi, quelli di mezza
età un po' incerti di fronte alla possibilità e agli anni che vengono meno:
tutti con poca resistenza alle imprevedibilità della storia.
Se pregando riusciamo a essere umili e in pace, ci accorgiamo che anche
ciascuno di noi ha qualche malattia, qualche stanchezza, qualche debolezza.
Eli riposava in casa e non riusciva più a vedere. A vedere che cosa?
Eli era una persona saggia. Sfortunato nei figli e, non senza
soffrire, incapace di generare alla fede.
Guidava Samuele nella sua esperienza spirituale.
Tuttavia era stanco, i suoi occhi incominciavano a indebolirsi e non
riusciva più a vedere. Tanti
educatori oggi si sentono stanchi e dopo aver speso anni di energie si
interrogano sul perché si fa così fatica ZL educare alla preghiera e alla
fedeltà. Il senso di inadeguatezza
a volte finisce per scoraggiare o deprimere e spinge il cristiano adulto verso
un senso di solitudine e di sterilità. Si
ha come l'impressione che sfugga qualcosa, che non si riesca più a comprendere
e a vedere i bisogni reali delle nuove generazioni.
Sono numerosi i sacerdoti, i religiosi e le religiose che
soffrono perché sembra loro di non riuscire a trasmettere il carisma di una
particolare vocazione che pure ha animato la loro giovinezza, ha entusiasmato la
loro libertà, portandoli ad amare Gesù con tutto se stessi e per tutta la
vita. Abituati a essere circondati
da ragazzi e ragazze per anni interi nel loro ministero, adesso sono costretti a
constatare che le sale delle loro riunioni sono vuote, che le fasce giovanili
delle loro comunità si indeboliscono; a volte perdono la pace e nasce in loro
inconsciamente un senso di accusa, una sottile perenne lamentela, una percezione
di assenza delle autorità, ritenute responsabili di questo declino.
Spesso ci si abbandona a luoghi comuni che trovano la loro massima
espressione nell'abusata e generica affermazione sulla cosiddetta fragilità
dei giovani.
L'accompagnamento dei giovani nella fede e nella vocazione
oggi esige certamente molto più carisma personale, una più coinvolgente
capacità di relazione e tanto tempo, veramente molto tempo da dedicare a loro.
Per proporre e sostenere un'autentica intelligenza della fede sono
necessarie una comunanza di linguaggi e una certa affinità di sentire.
Oltre a validi e puntuali progetti educativi sarà manifestamente
necessario proporsi e compromettersi in una reale
vita comune, in stretta relazione con esperienze di maggiore fatica
quotidiana, di povertà e di dolore. La
preghiera, la vita comune e l'integrazione del soffrire aprono ancora al mistero
di Dio. Quello che realmente rende
impraticabile una conduzione educativa è un esagerato appello formale
all'autorità da parte dell'educatore o il ricorso indiscriminato alle
istituzioni rigide. Può essere una
tentazione molto attuale. Sono
certamente indispensabili l'elaborazione dei progetti educativi e la ricchezza
dei loro contenuti: danno unità agli interventi e solidità alle motivazioni.
Si rivela tuttavia urgente una prolungata e profonda condivisione delle
esperienze: diversamente l'educatore non è più
spirituale, resta isolato e non riesce
più a vedere; resta spaesato, può perdere la fiducia, e può perdere anche
la fede.
Che cosa rischia di non
vedere l'educatore di oggi? Probabilmente
la necessità di questa condivisione
ravvicinata: una condivisione ordinata e metodica per poter vivere insieme
una maggiore radicalità evangelica; non ci sarà innanzitutto la preoccupazione
di conservare a ogni costo un qualche eccessivo apparato, ma al primo posto ci
vorrà l'intento di elaborare, vivendo insieme, una intelligenza della fede e
una volontà di carità che raccolga e ricomponga i frammenti di giovani
personalità divise nel cuore, senza sintesi, senza progetti, drammaticamente
smarrite. Tutto questo è molto
difficile, forse a noi è chiesto soltanto di iniziare coraggiosamente qualcosa
e di affidarci al futuro. Forse
bisogna saper vedere che la preghiera, la vita comune e i suoi servizi
quotidiani, la fatica del lavoro e le sue relazioni difficili, la disciplina
personale e la vicinanza ai poveri devono stare più uniti e più stabili nelle
nostre esperienze educativi.
La lampada
di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove
si trovava l'arca di Dio. (1 Sam 3,3)
Ci sono ancora tanti motivi di speranza: la persona di Gesù
risulta sempre affascinante e attiva. Relativamente
alle nuove condizioni di vita sono ancora molti i giovani che chiedono di essere
accompagnati nella loro vita psichica e nella loro esperienza spirituale.
Vengono: alcuni sono semplicemente desiderosi di continuare un più serio
approfondimento della fede dopo l'educazione ricevuta da ragazzi.
Altri ritornano perché si sono allontanato e si sono smarriti in una
loro presunta libertà: questi hanno bisogno della misericordia di Dio e a volte
stentano a credere che sia possibile. Ci
sono poi quelli che sono smarriti e chiedono di essere aiutati a capirsi, a
progettarsi, a trovare una nuova configurazione di se stessi e un giusto posto
nel mondo. Altri ancora intuiscono
una loro vocazione, al matrimonio o alla consacrazione, e chiedono di essere
accompagnati nel precisarla per farla fruttificare e per condurla bene, e sono
sinceri. Per tutti, la
lampada di Dio non è ancora spenta: questi giovani cercano un interlocutore
di cui possano avere fiducia, a cui potersi confessare; cercano una comunità
credibile che sappia accompagnare la loro debolezza.
Sono loro ad avere bisogno e lo sanno bene.
Si può anche chiedere molto a loro, ma bisogna domandarsi che cosa è
giusto per la loro crescita e poi coltivare la pazienza di chiederlo bene.
C'è molto vuoto e molta contraddizione nella loro mente e
nel loro cuore, spesso c'è una grande esperienza di solitudine, molta
incostanza e tuttavia tanta generosità, notevoli contraddizioni, sincera
disponibilità, bisogno di aiuto. Il problema spirituale non è chiaro e
cosciente dentro di loro: tuttavia è scritto all'interno dei bisogni
fondamentali che si agitano nel loro corpo e nei loro pensieri.
Il bisogno di Dio: e vorrebbero imparare a pregare.
La necessità di uno stato di vita laborioso e sereno: chiedono di essere
incoraggiati a finire l'università, sperano di trovare un lavoro.
Il desiderio di amare: raccontano le loro storie daffetti e le ombre
delle loro solitudini.
Dentro tutte queste cose passa il desiderio spirituale, un anelito alla fede, un interrogativo serio
sul futuro e sulla loro vocazione. Spesso
bisogna ricominciare da capo a fare ordine, a dare piccoli obiettivi, a
sostenere intermedie perseveranze; si tratta di preparare la mente, di
rafforzare la volontà, di predisporre con discrezione e amore alle reali
intuizioni della grazia. Una cosa
è certa: è difficilissima una relazione spirituale individuale di
accompagnamento se non è possibile un rimando a una comunità.
E necessario perciò precisare come debba essere e che
cosa è lecito attendersi dalla vita cristiana degli adulti e delle comunità.
Spesso lì sta il problema: il cuore dei giovani non è insensibile alla
voce del Signore se parla attraverso comunità credibili ed esistenze adulte
intelligenti ed esemplari. Certamente
non parliamo più di grandissimi numeri e neppure descriviamo esperienze
universali. Parliamo piuttosto della qualità di una pedagogia cristiana
da riscoprire, di centri spirituali da ricreare nelle parrocchie, di letture da
proporre, di modelli di comportamento che mostrino la verità del vangelo in una
cultura per molti aspetti disperata e decadente. Rimane vero che la lampada di Dio non è ancora spenta e che
accanto all'arca di Dio ci sono ancora dei ragazzi e dei giovani che attendono
dei segni, delle voci, delle vicinanze che sappiano convincere e sostenere.
Bisogna coltivare questa ricerca e questa comunione.
A questo proposito ci sono degli interrogativi legittimi
che le comunità e coloro che hanno un ministero educativo non possono ignorare:
quanto tempo viene dedicato ai singoli per una loro educazione alla preghiera?
Quali strumenti vengono forniti per un'introduzione alla Scrittura?
Quanto tempo viene dedicato all'ascolto delle difficoltà, delle
solitudini e dei peccati? Come è
la qualità delle nostre riunioni?
Sono
parole che raggiungono il cuore e i problemi reali delle persone?
Quanto tempo, quanta calma, quanta competenza, quanta credibilità?
Come devono essere le guide spirituali di domani?
Immediatamente non si potrà arrivare a tutti, ma forse potremmo
prepararci e fare qualcosa di più per non smarrire la qualità specifica di
un'iniziativa spirituale alla quale è legata la formazione cristiana della
coscienza.