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Un prete per tre oratori, tre oratori per un prete

intervista a Don Paolo, responsabile della Pastorale Giovanile di Cernusco

 

Don Paolo Steffano è ormai da quasi quattro anni il prete responsabile della Pastorale Giovanile di Cernusco sul Naviglio; si occupa in pratica dell’organizzazione delle attività (sia quelle insieme che separate) dei tre oratori: la S.A.C.E.R., il Paolo VI e il Divin Pianto.

 

Allora, ormai sono tre anni e mezzo che sei qui a Cernusco ed è il momento di tirare le somme: come pensi che sia andato il tuo lavoro qui?

 

Dunque, partiamo dal fatto che l’inizio non è stato facile, perché si arrivava a sostituire tre preti con un prete, due laici e diacono. Sebbene di fatto si partisse con più persone, sicuramente però si avevano meno forze. E oltretutto poco consenso. E soprattutto tanti dubbi. «Qui ci hanno abbandonato tutti! Non c’è più nessuno!». Dubbi comprensibili, anzi comprensibilissimi. Fortunatamente meno comprensibili adesso, dico io…

La scelta iniziale è stata quella, per il primo anno, di fare quello che si riusciva: stare a galla era già tanto. Conosciamo la gente e vediamo. E poi anno dopo anno il progetto è stato quello di scegliere alcune priorità e di portare avanti il resto. La prima grande scelta è stata quella di strutturare meglio il cammino formativo dei giovani, partendo da quelli più grandi, in modo differenziato. Fare quindi tre, quattro Scuole della Parola, le Aree d’Interesse, i Salti di Qualità come Sichem, Effatà… Partendo dal progetto iniziale si è verificato per due anni come andavano questi cammini differenziati. Poi piano piano abbiamo aggiunto altri progetti. Per esempio quest’anno ci sono i cammini differenziati anche per le elementari (gruppo Jump) e per le medie.  Questo è ciò che è stato adottato come scelta prioritaria. L’altra scelta cui abbiamo dato molta importanza è stata quella di tentare di fare le cose insieme. O meglio, più che insieme, fare le stesse cose nei tre oratori. Stesso linguaggio, stesse modalità, in modo però differente a seconda delle situazioni dei singoli oratori. Queste dunque le due priorità: pastorale giovanile per lo sviluppo formativo dei giovani e cammino unitario dei tre oratori. E nel frattempo la stesura di un calendario piuttosto omogeneo che adesso è ben conosciuto da tutti. Ci sono alcuni momenti cittadini, alcuni incontri simili ripetuti in tutti gli oratori e momenti “propri” di ogni oratorio. Nel frattempo, e questa ritengo sia una cosa molto importante, la figura del responsabile laico ha acquisito una sua fisionomia e, tanto per tirare un bilancio, questo ha determinato un coinvolgimento più massiccio da parte di chi era in oratorio, genitori e giovani, che hanno capito, dopo anni in cui non si faceva altro che lamentarsi dicendo che il prete non c’era, che il problema non era solo tanto la mancanza del prete, ma il mettersi in gioco. Quindi sicuramente oggi come oggi la scelta che vogliamo lanciare è quella di investire sempre più sugli adulti: adulti che, un po’ come con le aree, si occupano di formare i giovani. E poi, nelle singole attività, una volta che c’è lo scheletro (e lo scheletro vuol dire le équipe, e tutte le varie scelte che abbiamo fatto in questi anni), si può facilmente capire dove andare avanti, dove tornare indietro, cosa c’è che funziona, cosa c’è che non funziona. Non ci sarà mai un oratorio dove tutto è bello, ma ogni anno si riesce a fare qualche salto in avanti, a capire cosa c’è da buttar via, cosa invece funziona e cose del genere. L’unità pastorale di fatto ha permesso da un lato di lavorare in unità, però anche che ciascun oratorio si sviluppasse per conto suo. Quindi non è assolutamente vero che l’unità fa perdere la diversità. Certo resta il problema aperto delle tre parrocchie, nel senso di capire come anche le parrocchie camminano verso l’unità. Di fatto alcune realtà ci sono: la Caritas cittadina, il Laboratorio Culturale cittadino, la scuola di italiano per stranieri, ecc.… Insomma un po’ di cose cittadine ci sono, il problema è poi capire come vanno coordinate. Certo, il lavoro è tantissimo, perché il problema è che fare il responsabile in tutte queste cose ha comunque tanti aspetti negativi. Per esempio il fatto che la gente dice che non ci sono mai (anche se poi un giornalista mi chiede un incontro e in due giorni glielo trovo…); quindi non è detto che sempre «Ah, ma quando di solito cerco don Paolo poi dopo non c’è mai!». Non è assolutamente vero: provare per credere!

 

Parliamo di progetti: ci saranno sicuramente delle idee, sia per i giovani che per le altre fasce d’età…

 

Allora, parto dalle altre fasce d’età. Dicevo appunto di questo cammino in cui si seguono alcune priorità e si porta avanti tutto il resto. Tra l’altro, insieme ai tre oratori c’è tutto il lavoro sui centri di aggregazione giovanile, che sono due, più la scuola di italiano per stranieri, più il progetto elementari, e tutte queste cose qua vanno sotto la voce del progetto di rete con il Comune e le scuole. Quindi di fatto è un altro tipo di progetto cittadino da portare avanti. Per quanto riguarda i giovani la scelta che si fa è quella di dire: «Qualifichiamo sempre di più i cammini personali, della fede, di evangelizzazione, e il resto vediamo di anno in anno come portarlo avanti.» Non facciamo i piani quinquennali dei sovietici, questo è sicuro… Anno dopo anno abbiamo due o tre idee da portare avanti, però vediamo anche come si evolvono le cose. E ogni anno ci sono sorprese anche positive, di gente che coinvolge, di gente che si rende un po’ indipendente e corresponsabile. Poi i singoli progetti nascono anche dagli stessi giovani. I progetti sono legati dentro la proposta giovani, però dopo ampliati anche a seconda di quello che viene fuori. C’è il progetto Internet, di fare questo sito che sia abbastanza ricco, almeno per consultarlo, poi vediamo…

 

Hai parlato molto di questa Proposta giovani, e da quanto ho capito è uno dei punti da cui è partita la fondazione dell’Unità pastorale. In cosa consiste concretamente?

 

Beh, se guardi sulle Voce Amica, c’è tutto! I grandi “temi” sono: Salti di Qualità, Aree d’Interesse, In Principio la Parola, più i momenti comunitari. Questo direttamente proprio alla pastorale. I Salti di qualità sono scelte un pochino forti sulla conoscenza del Vangelo. Le Aree d’Interesse sono momenti d’incontro su alcune realtà guidati da adulti. La Scuola della Parola, è differenziata a vari livelli. Si tratta di incontri mensili di riflessione sulla parola di Dio. I momenti comunitari sono quei momenti che servono per vedersi insieme e vivere anche insieme. Questi sono i quattro capisaldi su cui è fondata la proposta giovani. Qui c’è dentro poi tutto il resto: la missionarietà, l’attenzione alla città e queste cose qua per i giovani in particolare. Ripeto, c’è tutto su Voce Amica e su Nuova Voce Amica.

 

Dal punto di vista dei giovani che desiderassero entrare per la prima volta in Oratorio o rientrarne dopo esserne usciti, pensi che sia difficile l’inserimento in un gruppo così solido, ma che in teoria dovrebbe essere pronto ad accogliere tutti?

 

L’oratorio non è fuori dal mondo nel senso che tutti gli ambienti dal momento in cui esistono hanno il rischio della chiusura. Intendo un discorso del tipo “ci conosciamo tra di noi”. Uno che arriva da fuori non conosce nessuno. Tu prova a entrare in un bar non per bere un caffè ma pensando di inserirti nella compagnia del bar. Non è così scontato. Da un lato ogni ambiente ha i suoi rischi, le sue chiusure, i suoi peccati. Io vedo però una differenza tra l’Oratorio e gli altri gruppi che sta nei cammini e nell’Unità Pastorale. Entrare in una compagnia, anche dell’Oratorio, è difficile come entrare in tutte le compagnie del mondo, che sia di Oratorio o no. Ma vivere momenti non legati alle compagnie aiuta molto. Ai salti di qualità è facile che ci sia gente nuova. Anzi, il primo giorno si fa il giro dei nomi perché non ci si conosce, anche se si è della stessa città. Questo è garanzia di accoglienza. Il problema è che più ci si conosce, meno ci si accoglie. Questa è una legge. Allora, non che non bisogna conoscersi, ma bisogna sapere che c'è questo limite. E i cammini differenziati, cittadini, permettono ai giovani di avvicinarsi. D’altronde è ovvio che uno quando entra deve pagare un po’ il prezzo all’inizio di coinvolgersi e di girare bene. Sicuramente uno può entrare se conosce già qualcuno, se è tirato dentro, perché viene presentato. Questo comunque capita ovunque, anche nella compagnia del bar: è una realtà sociologica. Di solito uno presenta un suo amico e allora ci si esce insieme; ma è difficile che, se c’è un gruppo di dieci persone, uno arriva lì e dice «Ciao, io sono Paolo» e si presenta a tutti.

 

Credo che ci siano delle differenze tra i tre Oratori, nel modo di lavorare, nel modo di porsi di fronte ai bisogni della comunità, nella capacità di accogliere la parola. Potresti farmi una panoramica con qualche breve caratteristica per ognuno di essi?

 

Una panoramica…orca, dovrei pensarci! Beh, diciamo, il Divin Pianto è abituato a essere molto più indipendente e autonomo. E questo ne dice da una lato la ricchezza ma dall’altro anche la fatica. La SACER è una miniera, anche qui con i suoi aspetti positivi e negativi. Si possono trovare grandi cose, ma c’è bisogno di scavare a fondo. Si gioca su numeri completamente diversi e di conseguenza ci sono i pro e i contro di una cosa del genere. Il Paolo VI si pone in un certo senso a metà strada tra la miniera e questa autonomia del piccolo gruppo, però ha una sua originalità. Vive bene questo momento di rifondazione, e ha le carte giuste da mettere giù. Sono realtà molto diverse sia nel comportamento che nei numeri che nella storia. La SACER ha una storia lunga, il Paolo VI media e il Divin Pianto ancora più breve. Comunque tutto questo per l’Unità Pastorale è una grande ricchezza. Certo, evidentemente richiede fatica, ma se il principio è il Vangelo  vale per chi ha cent’anni come per chi ne ha due!

 

Qualcos’altro da aggiungere?

Forse quest’anno è l’anno dell’Inter! E allora l’Unità Pastorale si colora di nerazzurro…

di Roberto Mazzia

tratto dal Cortile