Dopo Roma, Firenze e Pescara è stata la città di Bergamo ad ospitare la Giornata per la Pace nel mondo promossa il 24 gennaio di ogni anno dal Lions International.
A dispetto delle previsioni meteorologiche, Bergamo ci ha accolti con un sole mediterraneo, soprattutto per onorare l'ambasciatore Paolo Francesco Fulci che è stato l'ospite
d'onore ed il principale relatore della manifestazione.
Sicuramente, nascosti nelle viuzze medioevali o negli androni dei palazzi patrizi, i personaggi del passato,
Colleoni, Donizetti, Lotto, hanno collaborato nel modo migliore per ospitare i lions del Multidistretto Italy. La
"skyline" di Bergamo alta ha colpito, con le sue mura e con le sue torri, tutti quei lions che, transitando sulla "serenissima", per vacanza o per affari, non si sono mai
fermati a visitare la città alta, centro di cultura, non di potere o ricchezza, come ha affermato il Prof. Ferri dell'Università di Bergamo.
Nel pomeriggio di sabato, rituale meeting della Commissione Relazioni Internazionali ed a sera cena tipica per i pochi intimi che per primi hanno raggiunto
Bergamo e dedicato alcune ore alla visita della città "di sopra". Il sole ha continuato ad illuminare l'intera giornata di domenica quando ci siamo ritrovati, secondo una
formula già sperimentata a Pescara, presso la cattedrale e successivamente presso il monumento ai caduti.
Puntuali, alle ore nove, siamo presso la chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, per
iniziare nel modo migliore la giornata. Il celebrante, Monsignor Velotti, durante l'omelia ha parole di stima e di incoraggiamento per i lions che dedicano la loro
missione a costruire la pace e propone, nell'etica cristiana, argomenti che saranno dibattuti nelle ore successive nel vicino Auditorium di Sant'Alessandro.
Il Presidente del Consiglio dei Governatori Marcello Zebellin, accompagnato dal PIP Giuseppe Grimaldi e dal DG in sede Giuseppe Cagninelli, depone la corona
alla base del monumento ai caduti, alla presenza degli intervenuti alla manifestazione.
Sono infatti presenti, oltre ai citati Zebellin, Grimaldi e Cagninelli, i governatori
distrettuali di tutt'Italia: Giorgio Grazzi, Gilberto Garlati, Laura De Mattè Premoli, Benvenuto Brambilla, Ausilio Turrini, Gianni Scagnetti, Raffaele Bartolomeo, Bruno
Riitano, Sandra Campa Giacon. Sempre presenti i Past Direttori Internazionali Giovanni Rigone e Giuseppe Taranto oltre a numerosi past governatori che con la
loro presenza hanno voluto testimoniare il loro attaccamento ai lions, al di fuori di ogni incarico annuale ed il loro desiderio di incontrare gli amici di ieri, di oggi e di sempre.
Il pubblico intervenuto in sala non è eccessivo, come in Campidoglio il primo anno o come a Pescara lo scorso anno, ma rappresentativo di tutto il multidistretto:
aereo, treno, macchina, qualsiasi mezzo di trasporto è stato usato dai lions italiani per arrivare a Bergamo.
Il DG Cagninelli porge il saluto a nome del distretto I B2 e ricorda come i lions da
sempre abbiano parlato di pace, concretizzando questa parola astratta in due momenti concreti rappresentati l'uno dal concorso "Un Poster per la Pace" (che
vede la premiazione dei vincitori proprio all'ONU) e l'altro proprio dalla celebrazione della Giornata per la Pace nel Mondo.
E' la volta dell'Assessore Lucia Del Ponte che, a nome del Sindaco Guido
Vicentini, porge il saluto ricordando come il Comune di Bergamo dia segnali di tolleranza, di comprensione, di crescita civile, aiutando Paesi in guerra o che
escono dalla guerra come il Kosovo, il Libano, l'Eritrea. Sono presenti in sala anche la Dott.ssa Iole Galassi in rappresentanza del Prefetto ed il Capitano dei Carabinieri Luciano Calabrò.
Il PCC Fabio Massimo funge da cerimoniere ed introduce i singoli relatori della manifestazione.
E' ora la volta di Attilio Turuani del distretto svizzero. Turuani saluta i convenuti in
francese prima ed in italiano dopo, ricordando di essere rappresentante del Lions presso la sede di Ginevra delle Nazioni Unite. Turuani ricorda come il Lions abbia
collaborato a realizzare documenti dell'ONU, soprattutto programmi di soccorso alle popolazioni. Del resto la nostra prima proposizione degli "scopi" ("creare e
stimolare uno spirito di comprensione tra i popoli del mondo") somiglia molto agli articoli due e tre della Dichiarazione dei Diritti dell'uomo dell'ONU. E proprio alle
Nazioni Unite, fin dal 1978, è stato fissato il Lions Day, durante il quale la nostra Associazione traccia il bilancio intermedio delle attività sociali svolte. La voce del
leone - ha detto Attilio Turuani - è stata sempre quella della pace. Il Lions è presente, con la sua voce, a New York, a Ginevra, a Nairobi, a Vienna, a
Strasburgo, sempre ribadendo che è necessario tollerare l'intolleranza, accettare la differenza.
E' seguito l'intervento del PDG Sergio Maggi, Presidente della Commissione Affari
Internazionali. "Manca una manciata di giorni alla conclusione di questo secolo, forse uno dei più sanguinosi della storia dell'uomo, un secolo che sarà ricordato
come quello delle grandi guerre, della presa del Palazzo d'inverno, dell'incendio del Reichstag, dei Gulag, dei Lager, dell'Olocausto, di Hiroshima, di Ungheria '56, di
Praga '68, del Vietnam, del terrorismo, della Bosnia, del Kosovo, per giungere a centinaia di conflitti locali. Tutto questo - ha proseguito Maggi - non deve farci
indulgere a vivere in una specie di indifferenza etica. Occorre infatti uscire dall'ambiguità che è già insita nel concetto di pace; il giudizio di Tacito sulla pax
romana: fanno il deserto e lo chiamano pace. La pace non è assenza di guerra. La pace è un valore sociale, quindi positivo, che non può rimanere solo oggetto di
riflessioni teoretiche ma richiede una realizzazione pratica. é un processo continuativo, universale, che richiede, per essere attuato, una politica tesa alla pace
ed una economia pervasa da un forte impegno sociale, espressione, ambedue, di una cultura della pace la cui promozione è nei compiti delle grandi Associazioni umanitarie".
E' seguito quindi l'intervento più atteso, quello dell'Ambasciatore Francesco Paolo Fulci, il quale si è detto lieto di recare un contributo personale al convegno dei lions
basandosi sull'esperienza di lavoro maturata come rappresentante dell'Italia alla NATO per sei anni prima ed all'ONU successivamente per altri sei anni. "All'ONU
- ha detto Fulci - si affrontano i problemi non solo della pace e della guerra, ma anche dello sviluppo economico e sociale e della salvaguardia dei diritti umani.
Problemi, spesso, l'uno all'altro interconnessi".
Fulci ha ricordato poi come i lions svolsero nel 1947 un ruolo attivo nel redigere le
disposizioni delle Nazioni Unite che avrebbero consentito a tutte le ONG di partecipare ai lavori societari (articolo 71 dello Statuto). Successivamente
l'oratore, per entrare nel vivo della relazione, è partito da un dato storico. "Le circostanze ed i motivi per cui scoppiò, nel 1939, il secondo conflitto mondiale, il
più ampio e sanguinoso che abbia mai devastato il nostro pianeta: autorevoli studiosi ritengono che all'origine della seconda guerra mondiale stesse soprattutto
un macroscopico errore di calcolo di Hitler, di Mussolini e del Giappone, circa l'eventualità che gli Stati Uniti si sarebbero fatti coinvolgere o meno dal conflitto". Il
calcolo - ha proseguito Fulci - si rivelò errato perché gli USA finirono per prendere parte alla seconda guerra mondiale, mantennero in Europa una consistente parte
del loro esercito, parteciparono attivamente alla ricostruzione del nostro continente, rendendosi promotori dell'ONU sino al punto di ospitarne la sede nel loro territorio
a New York. L'ONU nacque proprio nel 1945, come risposta della comunità internazionale all'imperativo della pace.
Lo statuto delle NU evidenzia, fin dal primo comma dell'articolo 1, l'obiettivo di
mantenere la pace e la sicurezza universale per tutti i Paesi ed i popoli del mondo.
Fulci ha poi ricordato come i Paesi membri siano passati da 51 a 185 e come
l'ONU costituisca un foro universale dove il dialogo è stato sempre presente, anche durante i periodi del bipolarismo e della guerra fredda. L'ambasciatore ha poi
evidenziato come la fine della guerra fredda, il crollo del muro di Berlino e dell'ideale comunista non abbiano portato alla pace universale che si era sperata. "I
due grandi draghi, che si contrapponevano da Est e da Ovest, sono stati sostituiti da una miriade di serpenti e serpentelli: i conflitti regionali".
Eppure, ha proseguito Fulci, le Nazioni Unite mantengono un ruolo valido nel sostenere la pace e la sicurezza mondiali. Superata l'epoca del bipolarismo, la
collettività internazionale si raccoglie intorno ad un medesimo sistema di idee e di valori. L'ONU non può fare la guerra per imporre la pace ma può ricorrere,
tramite il Consiglio di Sicurezza, ad altri mezzi quali le organizzazioni regionali, la NATO, l'OUA etc. Anche la costituzione di apposite coalizioni, come avvenuto per l'Albania, è nei fini dell'ONU.
Ha ricordato poi la nascita sotto l'egida dell'ONU, a Roma, dello Statuto di una Corte Penale Internazionale, con competenze globali, in modo che lo schermo della
sovranità regionale non servirà più. E' questo il modo di operare delle NU per accomunare il Nord ed il Sud, l'Est e l'Ovest, negli stessi principi di fondo della convivenza internazionale.
"Se vogliamo assicurare la pace, dobbiamo predisporci ad interventi collettivi per il contenimento di conflitti e tensioni, applicare sanzioni internazionali, ma impegnarci
soprattutto in una lotta senza quartiere contro la povertà: una recente curiosa statistica dell'UNDP indica che i quindici uomini più ricchi del mondo dispongono
di una capacità finanziaria equivalente al 75% del bilancio dell'insieme dei Paesi dell'Africa sub-sahariana. Pertanto, per il consolidamento della pace, nella presente
fase di globalizzazione dei mercati, occorre oltre che rafforzare lo sviluppo, perseguire ancora di più l'affermazione dei diritti umani e l'applicazione della giustizia internazionale".
Fulci, nel concludere la sua relazione, ha ricordato come una risoluzione approvata all'unanimità dall'Assemblea Generale ha indicato ai popoli ed ai governi la via del
progresso verso più ambiziosi traguardi: dialogo tra culture diverse, spirito di solidarietà collettiva, avvicinamento tra poli etnici, religiosi e culturali diversi.
"Le Nazioni Unite hanno attribuito proprio all'Italia, per la prima volta, la presidenza dell'ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale, composto di 54
membri, incaricato del coordinamento della massima parte dell'attività societaria. L'ECOSOC può e deve diventare un vero e proprio Consiglio di Sicurezza
Economico e Sociale, perseguendo quegli obiettivi che costituiscono la migliore barriera contro gli attentati alla pace". Non vi è pace senza sviluppo, non vi è
sviluppo senza pace: sembra uno slogan, ma in definitiva è con il dialogo che si difende e si costruisce la pace.
L'ambasciatore ha infine concluso con le parole di Henry Kissinger (che ha
affermato che le Nazioni Unite sono indispensabili, se non altro, perché offrono l'opportunità, almeno una volta all'anno, di far svolgere un enorme numero di
contatti diplomatici in un breve tempo ed in un'area circoscritta) e con quelle del Santo Padre che, intervenendo alla Sessione Speciale per i cinquant'anni
dell'ONU, ha dichiarato: le Nazioni Unite hanno il compito di creare le premesse per il miglioramento della vita internazionale, non solo assolvendo la propria
funzione di centro di mediazione dei conflitti, ma anche promuovendo concrete iniziative di solidarietà che possono innalzare il livello delle relazioni tra i popoli del mondo".
L'intervento successivo è stato quello del Professor Pietro Enrico Ferri dell'Università degli Studi di Bergamo, il quale ha analizzato proprio il motto "non
c'è pace senza sviluppo, non c'è sviluppo senza pace", asserendo che in realtà la correlazione tra pace e sviluppo è molto più complessa di quanto la semplice frase
farebbe pensare, anche perché in passato è già accaduto che si sia verificata pace senza sviluppo e sviluppo senza pace. La relazione Pace-Sviluppo non è infatti una
relazione di necessità e se introduciamo anche i termini tecnologia, squilibrio politico, globalizzazione, finanza, le interdipendenze sono ancora maggiori.
Attualmente la velocità tecnologica, almeno in alcune aree geografiche, è impressionante, ma la stessa tecnologia è motivo di sconquasso dell'equilibrio
mondiale. Dopo il crollo del muro di Berlino è venuto meno il "drago dell'Est" e sono iniziate le migrazioni di popoli. La globalizzazione fa si che il battito di ali di
una farfalla ad Hong Kong provochi un terremoto a New York: il mondo è sempre più interdipendente ma il controllo politico è sempre più nazionale. Per quanto
riguarda la Finanza, infine, è stato fatto notare che il denaro, oggi, circola sempre più, in modo virtuale, su microchips. Tutti questi elementi generano squilibri, mentre
i problemi dello sviluppo sono legati a problemi di equilibrio per cui difendere lo sviluppo e la pace non è solo un fatto etico ma è un modo di vivere.
"In ultima analisi, ha concluso Ferri, il vero conservatore è colui che ha compreso che davanti al proprio cancello deve avere pochi poveri". Brillante, come al solito,
l'intervento del Presidente Internazionale Pino Grimaldi che ha evidenziato come il Lions conti 185 Paesi, tanti quanti l'ONU, e come i lions, mediatori dei bisogni
dell'Umanità, abbiano il polso della situazione di tutte le Nazioni della terra, conoscendo intimamente la realtà locale. Se fosse necessario - ha detto Pino - i
lions sarebbero in grado di costituire un Dipartimento di Spionaggio Umanitario.
Il Presidente ha poi ricordato all'ambasciatore i vari settori nei quali i lions sono
impegnati: lotta all'analfabetismo, lotta alla droga (Lions Quest), lotta alla fame. Si calcola che ogni anno i lions siano in grado di salvare da morte per denutrizione
almeno un milione e mezzo di bambini nel mondo. Grimaldi ha anche ricordato gli interventi della LCIF, soltanto quest'anno centodieci in tutto il mondo, per calamità
naturali e non. Molti contributi sono destinati a migliorare la qualità della vita, a liberare l'uomo dal bisogno, a creare pace, così come si cerca di fare con i Paesi
dell'Est ed in particolare con l'Albania.
Pino Grimaldi si è dichiarato orgoglioso di aver portato la solidarietà umanitaria italiana in 125 Paesi del mondo, insieme ad Ariane, in nostro nome. Ha poi
auspicato una riforma del Consiglio di Sicurezza dell'ONU in senso democratico, non essendo possibile che dopo cinquantaquattro anni di esistenza l'ONU ammetta
ancora il diritto di veto per cinque Stati membri. Ed infine, Pino ha concluso da neurologo: "La corticalità cerebrale abbia il sopravvento sull'istinto primordiale.
Quel giorno sarà sacramento". Ha concluso la cerimonia il Presidente del Consiglio dei Governatori, Marcello Zebellin, che da uomo concreto ha voluto fare un
collegamento tra la Giornata Mondiale per la pace ed il tema di studio nazionale: "A cinquant'anni dalla Dichiarazione Universale". L'azione dei lions italiani per
l'affermazione dei diritti dell'uomo: cittadinanza attiva nazionale ed internazionale.
Enormi squilibri minacciano la pace: caduta di ideologie, caduta di punti di
riferimento, confusione che ci circonda. Tutto sembra instabile, effimero, provvisorio.
Eppure proprio in questo mondo un milione e mezzo di soci sono uniti da quelli che sono i punti dell'etica lionistica.
"Vogliamo assumerci il ruolo di essere punto di riferimento per il mondo, solo così possiamo essere più vicini all'umanità. Trasformiamo questo incontro - ha concluso
Zebellin - da una solenne celebrazione in un impegno ed una promessa".
La giornata si è conclusa, come preannunciato, con la premiazione del poster della
pace: i lavori premiati e quelli giunti alla selezione finale sono stati esposti ed ammirati in sala.
Il primo premio per il MD Italy è andato a Federica Volpi di 13 anni, della
Scuola Media Statale di Zogno (BG) accompagnata alla manifestazione dalla Professoressa Ivonne Calandrelli e dal Preside Maurizio Mazzocchi.
Il secondo premio è andato ad un ragazzo della Scuola Media Statale Ippolito Nievo di Capri, Raffaele Maresca. Il terzo premio è stato assegnato ad Andrea Parma della Scuola Media Statale Farè di Lissone.
La manifestazione per la Giornata per la Pace nel mondo è ormai terminata. Baci, abbracci, saluti, dopo il consueto segno di pace già scambiato in chiesa.
Molti sono pronti a raggiungere Bergamo alta per la colazione. Anche lo stare a tavola, lo stare insieme, il mangiare crea comunione, amicizia, pace. Le stesse cose
che chiedono quelli che fuggono da lontano e si presentano al nostro cancello: dipende da noi, da tutti noi, stabilire quanti poveri avere davanti al cancello.
Dipende da noi poter accogliere gli altri, dare speranza, dare vita, dare pace, coniugare tolleranza e solidarietà. Il mondo tutto è ad un bivio tra odio ed amore,
tra egoismo e solidarietà, tra guerra e pace. Ma noi tutti, noi tutti uomini lions, sappiamo che di fronte a questa dicotomia la nostra scelta è univoca: AMORE,
SOLIDARIETA', PACE sono le chiavi per aprire a tutta l'umanità la porta del terzo millennio.