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Fare cooperazione...

(M. Gatti)

Lo sviluppo

Lo sviluppo di una società è un processo di trasformazione strutturale che comporta mutamenti culturali e nello stesso tempo di natura sociale, economica e tecnica. Profonde differenze tuttavia esistono tra società moderne in rapido mutamento, come quella industriale, e società tradizionali a ritmo di mutamento lento. In questo senso per sviluppo si intende il modello occidentale di organizzazione economica e sociale raggiunto dai Paesi a maggiore potenza industriale del pianeta. Mentre, la definizione di sottosviluppo è data in riferimento a quella del paradigma di sviluppo occidentale. Da questa contrapposizione parte ogni analisi contemporanea sull'economia mondiale ed ha finito per indicare i Paesi più industrializzati come NORD e come SUD i Paesi più poveri.

- Gli squilibri Nord-Sud

Per comprendere appieno questi squilibri basta prendere in considerazione alcuni dati:

NORD (U.S.A., Canada, Europa, Giappone, Australia, Nuova Zelanda)

Popolazione

23 % (1/4 della popolazione mondiale)

Consumi

80 %

Poveri

16 %

Reddito

4/5 del reddito totale

Industrie manifatturiere

90 %

Vita media

75 anni

Livello alfabetizzazione

100 %

Caratteristiche

rilevante struttura industriale; capacità tecnica; strutture consolidate e normate dagli apparati finanziario e bancario; servizi pubblici; benessere diffuso

SUD (Africa, Asia, America Latina)

Popolazione

77 % (3/4 della popolazione mondiale

Consumi

20 %

Poveri assoluti

34 % (1/5 degli abitanti soffre la fame)

Reddito

1/5 del reddito totale

Vita media

50 anni

Livello alfabetizzazione

50 %

Caratteristiche

apparato industriale debole o non esistente; servizi sociali scadenti o nulli; sistema bancario inaffidabile; livelli di vita disumani

La cooperazione

L'inizio della cooperazione può farsi risalire al 1961 e la sua storia può essere divisa in quattro decenni, ognuno con una propria caratteristica: un primo decennio per lo sviluppo 1961-1970, caratterizzato dalla pianificazione per lo sviluppo economico mondiale; il decennio 1971-1980, in cui è iniziata la politica di cooperazione tra Nord e Sud; il decennio 1981-1990 con il declino economico e la conseguente crescita dell'indebitamento con l'estero; infine, l'ultimo decennio per lo sviluppo 1991-2000, caratterizzato dall'aumento del debito dei Paesi in via di sviluppo e dall'aumento dei flussi migratori.

La cooperazione internazionale

La cooperazione estera viene attuata attraverso i c.d. Aiuti Pubblici allo Sviluppo, concepiti dall'ONU come "obbligo internazionale di solidarietà". Gli APS sono classificabili in:

Bilaterali: concessi da Paesi a Paesi, con accordi diretti tra Nazione donatrice e Nazione beneficiaria; si attuano attraverso programmi governativi che possono prevedere sia l'invio di esperti e/o attrezzature, sia l'accordo con ONG.

Multilaterali: finanziamenti dei vari Paesi ad organismi internazionali delle Nazioni Unite (come FAO, UNICEF, UNIDO, UNDP, ILO, UNEP, OMS), che li utilizzano per realizzare progetti.

Multibilaterali: aiuti a progetto in Paesi nei quali è difficile attuare i Bilaterali; si incarica un organismo multilaterale di fare un intervento di cooperazione.

La cooperazione internazionale può essere classificata in vari modi. Innanzitutto si può distinguere tra:

  1. cooperazione governativa: nasce dal rapporto fra governi con finalità economiche e di aiuti allo sviluppo (rientranti nella politica estera)
  2. cooperazione non governativa: attuata dalle organizzazioni non governative in diversi settori con finalità di sviluppo e di supporto all'autosviluppo delle popolazioni.

La cooperazione economica

In alcuni casi molte imprese private e anche pubbliche investono direttamente all'estero al di fuori di ogni contatto con il loro governo; queste operazioni economiche presentano vantaggi per le due parti i cui equilibri vengono assiduamente negoziati. In altri casi le imprese private o pubbliche del c.d. Nord investono nel c.d. Sud usando dell'appoggio dei loro governi, sotto forma di accordi commerciali, assicurazione crediti all'esportazione, intervento politico, "sponsorizzazione.

La cooperazione allo sviluppo

Si configura con una funzione del tutto particolare, sia per l'origine storica sia per le modalità giuridiche e pratiche di cui è oggetto; il suo fine è lo sviluppo economico, sociale ed umano del Paese beneficiario, realizzato mediante fondi pubblici del Paese concedente o fondi raccolti da ONG. In questo caso manca un reciproco equilibrio di interessi di natura economica e l'interesse del Paese concedente si limita alla sfera della politica estera e/o umanitaria.

Nella cooperazione allo sviluppo propriamente detta, riguardante programmi e progetti finanziati con fondi pubblici e finalizzati allo sviluppo economico e sociale si impone la distinzione tra sviluppo delle economie in senso lato e sviluppo umano. Nell'esperienza passata non si è tenuto conto a sufficienza del fatto che il soddisfacimento dei bisogni umani fondamentali è una priorità il cui valore non è solo economico ma di doverosa solidarietà umana.

- Il sistema della cooperazione allo sviluppo

La cooperazione allo sviluppo in senso proprio comprende unicamente l'impiego di fondi pubblici di bilancio, o di fondi di beneficenza di organismi non governativi senza fini di lucro (ONG), per promuovere lo sviluppo economico e sociale dei Paesi beneficiari. Tale forma di cooperazione ha in principio carattere egualitario ed è basata sul "consensus".

La cooperazione decentrata

Un approccio interessante ancorato al territorio, è rappresentato dalla modalità della "cooperazione decentrata". Questo significa l'interazione di soggetti istituzionali e sociali diversi, ciascuno coinvolto coerentemente alla sua specifica funzione (Comuni, Regioni, Enti per il commercio, Associazioni di categoria; Istituti di credito, Piccole e Medie Imprese, Enti benefici, Enti culturali pubblici e privati, Gruppi di sostegno e di Volontariato).

I soggetti delle azioni di sviluppo

Gli organismi privati definiti soggetti delle azioni di sviluppo sono le c.d. Organizzazioni Non Governative.

Le ONG sono associazioni senza finalità di lucro tra persone attive nella solidarietà internazionale. Promuovono e realizzano progetti di sviluppo e aiuto umanitario in tutti i continenti. Sono numerose e presenti in tutte le regioni italiane, dai piccoli paesi alle grandi città. I progetti delle ONG possono essere autofinanziati o cofinanziati; il cofinanziamento può essere erogato dal Ministero per gli Affari Esteri italiano, dalla Commissione dell'Unione Europea o da altri organismi internazionali. In Italia esistono 150 ONG riconosciute dal Ministero degli Esteri. La maggior parte di esse è riunita in tre federazioni (COCIS, FOCSIV, CIPSI).

L'azione di cooperazione non si svolge soltanto nei Paesi del sud del mondo. Generalmente viene anche svolta un'attività di informazione ed educazione allo sviluppo alla mondialità in Italia. L'azione tende alla sensibilizzazione della società civile sulle finalità della cooperazione internazionale. 

I progetti di sviluppo

Si tratta dell'insieme delle azioni atte a valorizzare e capitalizzare le capacità, la cultura, ed il sapere locale delle popolazioni del Sud del mondi in sinergia con gli strumenti tecnici e di conoscenza del Nord. I progetti di sviluppo hanno l'obiettivo di creare strumenti, tecniche e consapevolezza, in modo che si possa auspicare ed ipotizzare una futura autonomia nel creare in luogo processi di autosviluppo da parte delle popolazioni beneficiarie dei progetti stessi. I progetti implicano anche una partecipazione finanziaria di un partner locale per lo sviluppo del progetto stesso.

I progetti si dividono in due ordini di grandezza: progetti di minor impegno economico ("microprogetti") possono essere finanziati dalla ONG tramite l'interessamento di un gruppo di sostegno (autofinanziamento). Progetti di entità più rilevante ("macroprogetti") sono di norma finanziati da fondi erogati a questo scopo da istituzioni nazionali, dalla Comunità Europea, e da agenzie nazionali ed internazionali, oltre che da fondi propri della ONG.

Settori di intervento

I progetti di sviluppo sono programmi che si rivolgono soprattutto ai seguenti settori: agricoltura (colture, allevamento, foreste); idraulica (di villaggio, pastorale, urbana); infrastrutture (economiche e sociali); energia (moderne convenzionali, rinnovabili, tradizionali); sanità; educazione e formazione; industria e artigianato.

Finanziamento dei progetti di sviluppo

I progetti di sviluppo finanziati dal Ministero per gli Affari Esteri (MAE) e gestiti dalle ONG, possono essere di due tipi: progetti governativi finanziati al 100 % dal MAE ed affidati alle ONG considerate idonee; progetti provati promossi dalle ONG, finanziati al 50% dal MAE (mentre il resto del finanziamento è raccolto a cura della ONG proponente, attraverso i c.d. "gruppi di sostegno".

L'Unione Europea prevede nel suo bilancio comunitario una specifica linea di finanziamento per le attività di cooperazione allo sviluppo svolte attraverso le ONG europee. La partecipazione della Commissione Europea al finanziamento arriva al massimo al 50% del totale; la restante quota comprende i fondi raccolti dalle ONG e l'apporto dei partner locali.

- I gruppi di sostegno

Alcune persone, riunite da una medesima sensibilità rispetto ai temi dello sviluppo danno vita a gruppi spontanei. Il loro impegno principale è rivolto al sostegno di un progetto di cooperazione attraverso l'informazione e la raccolta dei fondi necessari al completamento del progetto stesso. Una delle modalità di raccolta fondi per i progetti è spesso costituita dall'attività di promozione dei prodotti del commercio equo e solidale.

La sostenibilità

Fin dalla fase di identificazione le ipotesi di azione devono essere vagliate secondo il criterio della sostenibilità, cioè: realizzare senza problemi l'azione, e avere probabilità di tenerla in vita quando cessano gli aiuti ed il sostegno esterno.

Diversi sono i tipi di sostenibilità che vengono presi in considerazione:

- sostenibilità tecnica: condizioni socio-ambientali, capacità dei beneficiari di appropriarsi di una tecnica;

- sostenibilità organizzativa: capacità di organizzazione e di gestione (formazione);

- sostenibilità politica: non opposizione delle istituzioni, protocollo di gradimento, ricerca di riferimenti efficaci;

- sostenibilità economica e finanziaria: equilibrio economico nella valorizzazione delle risorse utili; flussi monetari risultanti dall'utilizzazione delle risorse.

- sostenibilità ambientale: rispetto dell'equilibrio ecologico

- sostenibilità sociale e culturale: verte su possibili cambiamenti nella struttura della società; in questo caso una cattiva sostenibilità sociale porta squilibrio nella sostenibilità organizzativa.

Per concludere è il caso di ricordare che tutte le situazioni evolvono e quindi, un indicatore di sostenibilità negativo in partenza può evolvere in modo positivo.

 

 

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