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Cosa vuol dire mondialità?
(prof. A. Nanni)
Rispetto a come si stanno mettendo le cose,
è l'uomo che dentro di sè sente un continuo "non ci sto": è un non allineato;
un uomo che sente di essere in posizione divergente, critica, dissonante rispetto alla
narrazione ideologica, soprattutto economica, dominante. Si accorge che tutti vorrebbero
che anche lui si allineasse, smettendo di credere che ancora c'è qualcosa da fare per
cambiare la situazione; sente però dentro di sè che deve resistere, non allinearsi e
dunque trovare i modi e le forme per non soccombere, per non mettere fine ad ogni forma di
speranza, di sogno, di progettualità diversa dallo stato delle cose così come si stanno
stabilendo in maniera permanente.
È qualcosa che viene da lontano ma che
adesso sta esplodendo e rispetto alla quale non possiamo dire che non ci interessa: ci
siamo dentro.
La globalizzazione è ambivalente (cioè
con valenze positive e negative): non va quindi demonizzata, ma va capita, per poi starci
dentro con la forza critica che sentiamo nostra.
Gli esperti ci dicono che la
globalizzazione ha due forze motrici prevalenti: il mercato libero (l'economia) e la
comunicazione con tutte le sue nuove tecnologie. Semplificando molto si potrebbe dire che
la globalizzazione è, almeno al 70%, "Bill al quadrato": Bill Clinton,
emblematico rappresentante della più grande forza economico-politico-militare; e Bill
Gates (proprietario della Microsoft) esponente e rappresentante delle nuove tecnologie
della comunicazione. Se ci immaginiamo queste due forze camminare sullo stesso sentiero
per conseguire traguardi vantaggiosi e comuni, abbiamo davanti a noi il grosso della
globalizzazione.
Uno degli esperti, Riccardo Petrella,
professore presso l'università di Lovanio in Belgio nonchè fondatore nel '91 del
"Gruppo di Lisbona" che riunisce pensatori (economisti, sociologi,
intellettuali) del Nord critici nei confronti di chi sta dentro le
istituzioni/organizzazioni internazionali, sostiene inoltre che quando si parla di
globalizzazione si dice una grande bugia perchè la globalizzazione è effettiva sul piano
delle ricadute, ma non tutti siamo protagonisti attivi della globalizzazione stessa; in
termini più rigorosi si dovrebbe parlare di una privatizzazione mondiale dell'economia.
- 5 verbi
fondamentali
Noi dovremo delegittimare i presupposti che
non possiamo accettare della globalizzazione. Dobbiamo riprogettare un'economia di
giustizia, dobbiamo agire, inventare dei comportamenti economici alternativi, dobbiamo
resistere.
Questi sono dunque i 5 verbi fondamentali: capire,
innanzitutto, capire insieme; delegittimare, laddove ci si accorge che i
presupposti non sono eticamente accettabili; riprogettare, perchè non basta solo
un pensiero dialettico negativo, si deve anche esprimere un pensiero positivo; agire,
non bastano le chiacchiere in una società dove già si parla troppo, occorrono fatti,
cioè comportamenti, condotte, stili di vita; resistere, mettendosi anche qui in
collegamento con gli altri per non essere troppo facili da schiacciare.
- Lo studio di un sociologo americano George Ritzer ("Il
mondo alla McDonald" - Il Mulino, Bologna 1997) spiega come il processo di "mcdonaldizzazione"
sia un paradigma della globalizzazione, rifacendosi agli studi di M. Weber all'inizio del
secolo sul processo di razionalizzazione delle burocrazie degli Stati nazionali. I
fratelli McDonald già negli anni '30 aprono un loro locale negli Stati uniti (anche se
non ha praticamente niente a che fare con il marchio McDonald di oggi), ma è solo negli
anni '50 che vengono trasferiti i sistemi di Taylor e Ford (catena di montaggio applicata
alle automobili) nel sistema della ristorazione e del fast-food, ottenendo ottimizzazione
ed efficienza: inizia così la fase della crescita interna negli Stati Uniti e poi esplode
la fase della trasnazionalizzazione. Cosa impariamo da questo: oggi abbiamo McDonald a
Mosca, alla Mecca, a Roma, a Pechino, etc. Lo studio spiega poi con alcuni esempi anche
gustosi perchè McDonald funziona così bene che tutte le città lo desiderano (p.es.
McDonald è un posto che ti dà sicurezza economica perchè sai con quanti soldi entri e
con quanti soldi esci; McDonald dà una serie di rassicurazioni a tutta la famiglia
perchè se entri con un bambino, questo ne uscirà con un trofeo o un piccolo gadget
magari legato all'ultimo film Disney).
- Il nostro rapporto con l'acqua. Gli
esperti ci dicono oggi che l'acqua sta subendo un processo di "petrolizzazione",
nel senso che ciò che è accaduto nei confronti del petrolio (materia prima che dovrebbe
appartenere a tutti) sta accadendo anche all'acqua. Il petrolio ha dato vita alle "7
sorelle" compagnie petrolifere, l'acqua sta dando vita ai "7 fratelli"
imbottigliatori. Noi sappiamo dai dati O.N.U. che in questo momento nel mondo, 1 miliardo
e 400 mila persone (1/5 dell'umanità) non ha accesso all'acqua potabile; e l'acqua non è
ancora tutta a pagamento: quando tutta l'acqua costerà, aumenterà la marginalizzazione e
quindi l'esclusione sociale dai beni che dovrebbero essere di tutti.
- La bugia del "made in".
Ormai i prodotti non sono più provenienti da un solo Paese, ma sono sempre più
"meticci" (nel senso che un prodotto è magari soltanto assemblato in un
determinato Paese) e quindi le etichette sono per lo più bugiarde.
- Un ultimo esempio per capire la
globalizzazione come fatto non solo quantitativo ma come cambiamento della relazione si
può fare prendendo in considerazione la comunicazione virtuale attraverso
la quale una persona può partecipare ad un congresso p.es. a Parigi rimanendo fisicamente
a Roma; e questo può avvenire anche a livello di trasferimento del denaro con un gioco di
"borse virtuali".
- "La trappola della globalizzazione"
(Rætia, Bolzano) scritto da 2 giornalisti tedeschi redattori del settimanale "Der
Spiegel", Hans Peter Martin e Harald Schumann. In questo libro gli autori forniscono
alcuni dati interessanti.
- 358: è il numero dei signori
multimiliardari, la cui ricchezza, il cui potere economico è tanto quanto quello del 45%
della popolazione mondiale oggi sulla Terra (fonti U.N.D.P.)
La società 20/80: la globalizzazione ci sta portando
verso una società nella quale il 20% delle persone vivranno nel benessere, mentre l'80%
dell'umanità rischia invece nove forme di esclusione sociale o di marginalizzazione.
Quello che è più significativo è però la ragione per la quale si sta andando verso la
società 20/80, e cioè: per far vivere e sopravvivere tutta l'umanità oggi non è
assolutamente necessario che lavorino tutti, basta il 20% della popolazione occupata
attiva, per il rimanente 80% ci sarà bisogno di "allattamento sociale". E chi
distribuirà il "biberon sociale" per fare in modo che questo 80% non si
trasformi in una forza anti-sistema? I "buoni", coloro che hanno bisogno di
amare l'altro, di vivere la gratuità, il dono. E gli altri sanno che esiste il
volontariato, le cooperative sociali, l'assistenzialismo sociale, il c.d. 3° settore:
questo aiuterà a non trasformare le masse emarginate in forze anti-sistema; in questo
modo si assiste ad una strumentalizzazione del 3° settore.
Oggi quindi il volontario deve farsi una
coscienza politica e, insieme agli altri organizzare il passaggio ad un mondo nuovo,
altrimenti diventa addirittura funzionale alla globalizzazione.
- "Il pensiero unico" (Strategia della
lumaca, Roma 1996) scritto dal direttore di "Le Monde diplomatique" mensile che
segue organicamente l'analisi dell'andamento della globalizzazione e delle sue
prefigurazioni. Secondo l'autore la globalizzazione è un pensiero unico che si fa strada
nei nostri cervelli con un processo di omologazione; è il pensiero unico e la tecnologia
del consenso sociale, che significa perdita di coscienza critica.
- Serge Latouche, docente della 11a Università di
Parigi, sociologo, sostiene che la globalizzazione altro non è che la occidentalizzazione
del pianeta Terra. Quindi l'effetto più negativo della globalizzazione è la
deculturazione con conseguente sbriciolamento dei modelli culturali non occidentali.
Vi è sicuramente la tentazione di dire che
per governare la globalizzazione c'è bisogno di cambiare le istituzioni/organizzazioni
internazionali, soprattutto FMI e Banca Mondiale che riflettono gli squilibri della 2a
guerra mondiale. Questi sono certamente meccanismi perversi e strutture ingiuste e da
cambiare, ma bisogna iniziare a cambiare noi stessi, perchè siamo
"microcapitalisti", nel senso che i nostri comportamenti economici sono proprio
quelli che il sistema capitalistico prevede.
Come dice il cardinale C.M. Martini, noi
non dobbiamo pretendere l'ottimo, ma dobbiamo graduare i passaggi. Non possiamo però
nemmeno accontentarci delle solenni dichiarazioni di principio. Abbiamo bisogno di cammini
positivi, e non solo di contestare ma anche di progettare. Abbiamo infine bisogno di
esempi trainanti.
Nel piccolo, oggi, un uomo della
mondialità, pur sapendo che deve cambiare le grandi strutture, pur sapendo di aver
bisogno di un nuovo governo mondiale, che cosa può fare? Deve scegliere dei comportamenti
economici alternativi, almeno per quanto riguarda la trasformazione/umanizzazione
dell'economia.
Nel libro "Economia leggera: guida
ai nuovi comportamenti", vengono suggerite 10 strade iniziali:
- banca etica (cioè risparmiare in un altro modo);
- commercio equo-solidale;
- consumo critico;
- boicottaggio;
- bilanci di giustizia all'interno della famiglia;
- forme di ecologia domestica (raccolta differenziata dei
rifiuti, riciclaggio, etc.);
- turismo responsabile (cioè più consapevole e critico);
- banche del tempo;
- azionariato popolare dell'informazione alternativa (cioè
sostenere l'informazione che ci sta più a cuore, è più pulita);
- adozione a distanza (un bambino che però ha nome, volto,
famiglia, villaggio, popolo, etc.; per aprirsi alla mondialità).
Come detto prima, la globalizzazione,
essendo ambivalente, ha anche aspetti positivi. Il principale è certamente quello che la
globalizzazione porta ad uno spalancamento dell'orizzonte a tutto campo con una
conseguente sprovincializzazione. Questo porta poi a capire che il mondo ha molti centri.
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