RECENSIONE PUBBLICATA SULLA WEB-ZINE DISTORSIONI:

 GIUGNO 2000:

 

IMODIUM – imodium live

Di solito di fronte agli emuli di Seattle, perlopiù americani, sono un pò scettico o perché gruppi-clone privi di originalità o perché si inseriscono in un determinato contesto musicale solo ed esclusivamente per trovare sbocco discografico ed emergere. D’altra parte come potrebbe godere di tutta la mia stima una band che si rifà palesemente ad altri artisti, che sfrutta intuizioni di altri musicisti, che ripropone le medesime idee, lo stesso suono, lo stesso stile, magari anche per fini diversi all’imitazione concepita come manifestazione della sola affezione nei confronti del gruppo che a questo punto potremmo definire oggetto di vero e proprio plagio?

Questo non è esattamente il caso degli Imodium, peraltro italiani, dichiaratamente ispirati ai Nirvana e al rock di Seattle, di cui traspaiono indubbiamente le influenze e le affinità. Tra l’altro, nello stesso live, registrato il 7 maggio a Bussero (MI), gli Imodium riproducono fedelmente Floyd the barber e Love buzz, tratte da Bleach, disco d’esordio dei Nirvana che anche la cover del cd riporta alla memoria per la somiglianza. E’ vero, la musica dei Nirvana scorre nelle loro vene, e ciò è evidente nei riff, negli urli frenetici alla Cobain, ma riescono a fondere questo prezioso patrimonio con le idee proprie abbastanza personali da cui scaturiscono brani come Plastic brain e Where is my pride, forti di un sound piuttosto vigoroso e incisivo, grazie alla presenza di due chitarre. Ma più che in uno sfogo catartico sembrano cimentarsi in una manifestazione consapevole di rabbia contenuta e, se vogliamo, anche ironica (Piacere) e allo stesso tempo da semplici spunti melodici nascono anche piacevoli ballate come Silver o tracce più sperimentali come Behind in cui le due chitarre intraprendono un dialogo parallelo, melodico che continua prima in un fraseggiare minimalista e poi in un ritorno psichedelico e distorto che ricorda i Motorpsycho più melodici e lo stile della chitarra di Doug Moursh dei Built to Spill. La conclusione è all’insegna del punk più puro con Natale con testo in italiano a rima baciata, come la precedente Piacere che non hanno niente a che vedere con la veemenza di Plastic Brain e l’intensità di Silver ma hanno dalla loro la simpatia e la capacità trascinante proprie del punk.

Vito Mariano Giosa, Distorsioni.

 

DISTORSIONI

 

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